p 243 .



Paragrafo  4 . Il federalismo monarchico di Gioberti, Balbo, D'Azeglio

e Durando.

     
Il  primo  e fondamentale programma liberale moderato fu elaborato  da
Vincenzo  Gioberti (1801-1852), sacerdote e filosofo, cappellano  alla
corte  di  Carlo Alberto, nell'opera intitolata Del primato  morale  e
civile  degli  Italiani,  pubblicata nel 1843  a  Bruxelles,  dove  si
trovava   in   esilio  per  la  sua  iniziale  adesione  all'ideologia
mazziniana.  Gioberti  era favorevole al mantenimento  delle  dinastie
regnanti ed alla realizzazione di una confederazione di stati sotto la
presidenza  del  papa,  accompagnata dalla costituzione  di  una  lega
doganale e da un'attenuazione dell'assolutismo, tramite la concessione
di  assemblee  legislative e di altre riforme.  Per  raggiungere  tali
obiettivi, Gioberti non prevedeva alcuna azione insurrezionale, ma  il
semplice accordo tra i principi, i liberali e il

p 244 .

papa.  Quest'ultimo avrebbe dovuto assumere quella funzione  di  guida
morale  e  civile,  che  aveva svolto per secoli  e  dalla  quale  era
derivato il primato degli italiani in Europa.
     Il  progetto del Gioberti conteneva lacune ed incertezze, che  lo
rendevano   di  difficile  attuazione:  non  affrontava  il   problema
dell'indipendenza del Lombardo-Veneto dall'Austria; l'attribuzione  al
pontefice del ruolo di guida dell'azione riformatrice contrastava  con
l'atteggiamento  reazionario di papa Gregorio  sedicesimo;  la  stessa
tesi  del  primato  degli italiani era opinabile. Nonostante  ci,  il
programma   giobertiano  riscosse  un  notevole  consenso  presso   la
borghesia e le classi sociali pi elevate, perch soddisfaceva le loro
aspirazioni  politiche  moderate ed era in  linea  con  il  prevalente
sentimento  cattolico e con la diffusa convinzione  della  superiorit
della cultura italiana.
     Il  successo dell'opera giobertiana fu accompagnato da  un  vasto
dibattito e suscit la nascita di altri programmi moderati. Nel  1844,
un  anno  dopo l'uscita del Primato del Gioberti, Cesare Balbo  (1789-
1853)  pubblic  Le  speranze d'Italia, in cui, riprendendo  le  linee
fondamentali  del  progetto giobertiano, ne proponeva  integrazioni  e
correzioni, al fine di renderlo di pi facile realizzazione. Anch'egli
era  favorevole ad una confederazione e all'attuazione di riforme,  ma
riteneva che la funzione di guida avrebbe dovuto essere svolta non dal
papa   ma  dalla  monarchia  sabauda.  Quest'ultima,  in  vista  della
formazione di un regno dell'Alta Italia sotto la sua sovranit e della
successiva  costituzione di una confederazione  degli  stati  italiani
sotto la sua egemonia, avrebbe dovuto assumere il comando di una  lega
armata  tra i principi italiani, allo scopo di convincere l'Austria  a
cedere il Lombardo-Veneto.
     Altro  importante  contributo alla diffusione delle  idee  e  dei
programmi  liberali  moderati fu offerto da Massimo  D'Azeglio  (1798-
1866)  e da Giacomo Durando (1807-1894). Il primo, nel pamphlet  Degli
ultimi  casi  di  Romagna, pubblicato nel 1846, prendendo  spunto  dal
fallimento dei moti avvenuti l'anno precedente nello Stato pontificio,
ribadiva le critiche al metodo insurrezionale e confermava la validit
del  riformismo  moderato e di un'eventuale iniziativa militare  della
monarchia   sabauda.  Il  secondo,  con  il  libro  Della  nazionalit
italiana,  anch'esso  del 1846, prospettava la  realizzazione  di  una
confederazione  di  stati costituzionali: uno settentrionale  sotto  i
Savoia,  uno  centrale  sotto  i Lorena ed  uno  meridionale  sotto  i
Borboni.
